Sabato 17 gennaio alle ore 11.00 presso la parrocchia di Carbonara sarà celebrata la S. Messa con le principali associazioni di categoria degli allevatori e coltivatori del nostro territorio e sarà consegnato il sale benedetto che poi sarà disponibile in tutte le parrocchie nelle messe domenicali. Quanto raccolto dalle offerte per l'acquisto di uno o più sacchetti di sale benedetto sarà devoluto ai progetti della Caritas di Unità Pastorale legati alla giustizia riparativa.
Il sale benedetto di Sant'Antonio è una pia devozione molto antica, nata dalla fede del popolo cristiano e dalla fiducia nell'intercessione del santo. Nella Bibbia il sale è segno di protezione, purificazione e fedeltà. Il profeta Eliseo lo usa come segno di benedizione e Gesù stesso dice ai suoi apostoli: "Voi siete il sale della terra".
Il sale benedetto è un sacramentale, non è un oggetto magico, ma un segno che richiama la preghiera della Chiesa ed invita a confidare in Dio. Usato con fede, accompagnato dalla preghiera, aiuta a ricordare che ogni bene viene dal Signore. Secondo la tradizione molti fedeli hanno sperimentato l'aiuto di Sant'Antonio nei momenti di bisogno, affidandosi a Dio attraverso questo segno semplice. Il sale benedetto può essere conservato in casa e usato in piccola quantità nei cibi, dato agli animali, sparso nei campi, unendo sempre il gesto a una preghiera, chiedendo a Sant'Antonio di intercedere per noi presso il Signore. Il vero valore di questa devozione è la fede in Cristo, vissuta con semplicità, nella comunione della Chiesa.
Antonio abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato a Coma, nel cuore dell'Egitto, intorno al 250, a vent'anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356. Già in vita accorrevano da lui, attratti dalla fama di santità, pellegrini e bisognosi di tutto l'Oriente. Anche Costantino e i suoi figli ne cercarono il consiglio. La sua vicenda è raccontata da un discepolo, sant'Atanasio, che contribuì a farne conoscere l'esempio in tutta la Chiesa. Per due volte lasciò il suo romitaggio. La prima per confortare i cristiani di Alessandria perseguitati da Massimino Daia. La seconda, su invito di Atanasio, per esortarli alla fedeltà verso il Conciliio di Nicea.
Nel giorno della sua memoria liturgica, si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici. In alcuni paesi di origine celtica, sant’Antonio assunse le funzioni della divinità della rinascita e della luce, Lug, il garante di nuova vita, a cui erano consacrati cinghiali e maiali. Perciò, in varie opere d’arte, ai suoi piedi c’è anche un cinghiale.
Patrono di tutti gli addetti alla lavorazione del maiale, vivo o macellato, è anche il patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, perché guariva da quel fuoco metaforico che era l’herpes zoster.
Ancora oggi il 17 gennaio, specie nei paesi agricoli e nelle cascine, si usano accendere i cosiddetti “focarazzi” o “ceppi” o “falò di sant’Antonio”, che avevano una funzione purificatrice e fecondatrice, come tutti i fuochi che segnavano il passaggio dall’inverno alla imminente primavera. Le ceneri, poi raccolte nei bracieri casalinghi di una volta, servivano a riscaldare la casa e, tramite un’apposita campana fatta con listelli di legno, per asciugare i panni umidi.
Veneratissimo lungo i secoli, il suo nome è fra i più diffusi del cattolicesimo. Lo stesso sant’Antonio di Padova, proprio per indicare il suo desiderio di maggior perfezione, scelse di cambiare il nome di Battesimo con il suo. Nell’Italia Meridionale, per distinguerlo da lui, l’eremita della Tebaide è infatti chiamato “Sant’Antuono”.